Ilva e Saras,le fabbriche della morte.

In questi giorni c’é stato un grande trambusto mediatico e politico attorno alle acciaierie ILVA di Taranto,poste sotto sequestro a causa dell’inquinamento da esse provocato ai lavoratori e all’ambiente circostante.
E’ doveroso dunque fare chiarezza e dare una risposta comunista a questa triste vicenda. 
Già da tempo i fumi di queste fabbriche intossicano gli operai e i cittadini tarantini.
Lo Stato borghese non intervenne mai per migliorare la situazione durante tutti gli anni in cui era di sua proprietà fino al 1994,quando venne venduta al Gruppo Riva. Con la privatizzazione la situazione rimase pressoché invariata se non peggiorata. Solo nel 2010 sono state emesse 4 mila tonnellate di polveri, 11 mila tonnellate di diossido di azoto,11 mila e 300 tonnellate di anidride solforosa,7 tonnellate di acido cloridrico,1 tonnellata e 300 chili di benzene, 338,5 chili di IPA, 52,5 grammi di benzo(a)pirene, 14,9 grammi di composti organici dibenzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F) 

Ci sono state 368 morti accertate dalla magistratura borghese e di sicuro molte di più  in tutti questi anni tra i lavoratori degli impianti e i cittadini della zona.
 Quando non si inala abbastanza inquinamento al lavoro lo si continua a respirare a casa.

Nell’area attorno al parco minerario,dove vive la maggioranza degli operai dello stabilimento,sono state riscontrate quantità di diossina abnormi e le case e le strade sono addirittura diventate rosse per le polveri penetrate nei muri. Lì tutti hanno vissuto la morte di qualche familiare. Addirittura,alcuni abitanti raccontano di aver lasciato per sbaglio il pappagallo sul balcone la notte e di averlo trovato morto il mattino seguente.
La famiglia Riva ha sfruttato i lavoratori per 18 anni in una maniera terribile,lasciandoli morire di cancro per salvaguardare ogni briciolo di profitto. 
Pur di mangiarsi tutti gli introiti i padroni non hanno mai fatto un solo intervento per ridurre l’impatto sulla salute e sull’ambiente delle acciaierie.

E questa situazione é andata avanti fino a quest’anno,quando alcuni magistrati hanno improvvisamente deciso di fare delle indagini e di sequestrare gli impianti. Sembra però anche ciò negli interessi dei padroni,che in questo periodo di crisi profonda preferirebbero chiudere qualche impianto,magari trasferendolo in paesi con basso costo della manodopera,e licenziare per abbassare i salari. 
Dopo questa decisione della magistratura,a Taranto si sono viste scene raccapriccianti di contrapposizione tra comitati cittadini che lottano per la chiusura dello stabilimento e operai che combattono per mantenere lo status quo,accontentandosi.
Tutto ciò ha giovato enormemente alla famiglia Riva,che così potrà scegliere senza resistenze tra due prospettive che comunque le gioverebbero.
La terza via prospettata dal governo  invece prevede lo stanziamento di 330 milioni di euro(soldi pubblici per riparare disastri privati)per bonificare l’area ma,guardando alle esperienze passate,é molto facile che finiranno per esser un finanziamento occulto a Riva e ad altre ditte.
Invece di aspettare “soluzioni” del genere i lavoratori dovrebbero iniziare ad agire autonomamente dai desideri di chi li soggioga e combattere per entrambe le cose,il posto di lavoro garantito e libero e un ambiente salubre a casa e in fabbrica.
E questo non avverrà grazie alla buona volontà della magistratura e del parlamento borghese,serve per natura del grande capitale,ma solamente con gli scioperi e una lotta continua che,coordinata con altre lotte lavoratrici a livello nazionale,porti al rovesciamento di questo sistema putrescente. 

Mentre tutto quanto é successo ha portato l’attenzione sul caso Ilva,in altre parti d’Italia rimangono tante realtà simili completamente dimenticate dai media. Una di esse é la raffineria Saras di Sarroch,in provincia di Cagliari.
Dal 1962,quando Angelo Moratti costruì questa cattedrale nel deserto,la zona é diventata un inferno da ogni punto di vista.
Le pere camusine sono scomparse,la terra si é colorata di nero,l’aria é piena di anidride solforosa,ozono,benzene,biossido di azoto,polveri sottili con valori che superano anche quattro volte quelli di Burcei,paese posto a est di Cagliari(mentre Sarroch é a ovest).

I lavoratori hanno davanti a loro due destini:o morire di cancro oppure durante un “incidente” in fabbrica.
Uno di questi “incidenti” è avvenuto nel 2009,causando la morte di Daniele Melis,Gigi Solinas e Bruno Muntoni,dipendenti della cooperativa appaltatrice Comesa.
Essi erano impegnati nella pulizia degli accumulatori dell’impianto Mhc1,che desolfora il gasolio,ma il giorno prima,per ordini “ignoti”,altri operai avevano deciso di togliere la morchia non con il vapore caldo(con cui l’accumulatore avrebbe impiegato giorni per raffreddarsi)ma con l’azoto.
I tre,essendo stati informati dell’uso di vapore,rassicurati sulla presenza di almeno il 19% di ossigeno ma sprovvisti di rilevatori di questo gas vitale,entrarono senza pensieri nell’accumulatore morendo in una decina di secondi.
Tre vite perse solamente per ridurre i tempi di pulizia(che fermano l’attività delle raffinerie per parte della primavera)e spendere il meno possibile in quanto a dispositivi di protezione dei lavoratori.
Solo due anni dopo é morto un altro lavoratore a causa di esalazioni di ossido di carbonio.
Oltre ai continui omicidi padronali,é presente anche qui il normale furto dei capitalisti a danno dei loro dipendenti. Addirittura si parla di tre euro ai Moratti per ogni euro di stipendio lasciato in Sardegna.
Ma,qui come a Taranto,pochi hanno il coraggio di ribellarsi allo stato di cose,poiché la fabbrica é vista come una salvezza e i Moratti tante volte come dei benefattori.
Non si comprende ancora che sono gli operai a muovere i bulloni e dunque a poter decretare che non sono accettabili ulteriori morti e che la ricchezza da loro prodotta deve ritornare tramite salari più alti e maggiore sicurezza,senza aver paura della chiusura o dei licenziamenti.
Le soluzioni,raggiungibili attraverso una continua lotta guidata da un Partito Comunista e da un sindacato di classe ancora inesistente fino al rovesciamento rivoluzionario del capitalismo e la presa del potere,sono le seguenti:

-Nazionalizzazione senza indennizzo di Ilva S.P.A. e Saras Raffinerie Sarde S.P.A. sotto il controllo dello stato proletario. La ricchezza prodotta andrà dunque tutta al miglioramento delle vite dei lavoratori.
– Stop ai licenziamenti,uniformazione delle aziende alle nuove leggi socialiste sull’orario massimo di lavoro,sul salario minimo e sulla sicurezza. Fornitura a tutti gli operai Saras del rilevatore di ossigeno. Inoltre,non essendo più i profitti a orientare tutto,gli incidenti diminuiranno di conseguenza.
– Piano di bonifica delle due aree,copertura del parco minerario dell’ILVA,costruzione di depuratori,installazione di nuovi filtri antiparticolato sulle ciminiere.
-Creazione di una barriera di filtri antiparticolato e alberi tra gli impianti e i centri abitati.
-Demolizione e ricostruzione di tutti gli edifici fortemente inquinati dalle polveri.

-Piantumazione di migliaia di alberi all’interno e attorno alle acciaierie e alle raffinerie,nel quartiere Tamburi di Taranto e a Sarroch.
-Costruzione di reparti di pronto soccorso nei suddetti siti industriali. 

 

 

 


 



 


Ilva e Saras,le fabbriche della morte.ultima modifica: 2012-08-10T21:15:47+02:00da solerosso1917
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